La mia storia…

Emanuela

Emanuela

Sono trascorsi molti anni da quando ponevo i neonati sulla copertina arancione…avevo circa 6 anni. 

Sono trascorsi molti anni da quando ponevo i neonati sulla copertina arancione…avevo circa 6 anni. 

Ho cominciato da lì, ma l’ho compreso anni dopo.

I conigli si allevavano per uno scopo ben preciso, io li trovavo molto belli, tutti colorati, con quelle orecchie lunghissime. Erano conigli che oggi chiamiamo “XL”, conigli destinati al pasto umano. Quando li uccidevano io strillavo e filavo in camera. L’uccisione di un inerme è la cosa più brutta che si possa vedere. Tanti indifesi, che talvolta non morivano subito, gridavano e io non comprendevo fino in fondo, vedevo solo che stavano male, che morivano, che venivano “picchiati” con un pugno.

 In certe circostanze le coniglie abbandonavano i neonati, non li accudivano, alcuni erano malati, ne ricordo uno senza una zampina, provai a salvarlo…

 I neonati, non curati dalle madri, venivano gettati vivi in un bidone blu, che ancora rievoco; pensavo che non dovessero stare la dentro, non era giusto, avevano freddo, dunque andavo a prenderli, correvo in camera, prendevo la copertina arancione di lana, quella che mia nonna aveva realizzato per le bambole, la mettevo sotto al termosifone e sopra vi adagiavo i neonati. Prendevo del latte, dove intingevo una sorta di garzina e provavo a farli bere…ricordo un piccolo che aveva succhiato con tutta la sua forza la garzina imbevuta di latte e io ero contenta, perché pensavo di averlo salvato, così come speravo, nella mia testa di bambina, di salvare tutti gli altri, di scaldarli da quel gelo infinito. Le loro morti, allora, non le capivo. Ricordo un coniglio bianco e nero, il più mingherlino, smilzo…lui era il “mio”, mi avevano concesso di tenerlo, poiché non andava bene per farci il pasto, era malato. Lo avevo chiamato “Piccolo” e cercavo di accudirlo, mettendolo nella carrozzina delle bambole.

Aika è stata la mia prima coniglia, correva l’anno 1995. Non sapevo nulla di conigli e non mi sono mai perdonata la sua morte, avvenuta per colpa mia, per non essermi accorta che stava male. Per molti anni, da quel giorno, non ho più avuto il coraggio di sfiorare un coniglio o di avere conigli con me. Ho sempre pensato che non sarei stata mai in grado di occuparmi di loro, poi, in una giornata di marzo, è arrivata la Gelsomina, una coniglia e da quel giorno ha preso piano piano forma una storia nuova fatta di conigli che avevano bisogno di cure particolari, anziani, disabili…

I primi passi che mi hanno portata a capire cosa volessi fare e chi fossi. Sono arrivati sul mio percorso, negli anni, Silvilaghi, Conigli selvatici, Lepri, Nutrie, Scoiattoli, Ghiri, Moscardini, Ratti, Topi, Arvicole e altri piccoli roditori, perché la Gelsomina è stata solo l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato totalmente la mia esistenza e il modo di concepire la vita, la morte, l’amore.

E così, da quel dì, aiuto, oltre ai conigli disabili e anziani, piccoli roditori e lagomorfi che giungono dalla strada, poiché orfani, in grave pericolo di vita o vittime di incidenti di qualsivoglia natura, anzitutto stradali. 

Tana Gelsomina è casa mia. Arrivano, nel periodo delle nascite, parecchi neonati, decine al mese, anche di pochi grammi, che necessitano di essere allattati e accuditi. Gli animali di cui mi occupo sono considerati infestanti e non hanno alcuna tutela. Per me il concetto di “infestante” non esiste. Per me esistono vite, individui che meritano considerazione e amore, oltre alle cure, allorché sia possibile. Quando ciò non è fattibile, le creature che approdano qui, hanno tutto ciò di cui abbisognano per lasciare il corpo con dignità e amorevolezza. Il tipo di “lavoro” che svolgo richiede studio continuo, notevole impegno, competenze acquisite negli anni, talvolta con sacrificio e soprattutto attraverso un amore infinito nei confronti di creature che bisogna prima di tutto saper ascoltare, poi capire. Esseri viventi che decretano cosa vogliono e vanno assecondati, qualsiasi possa essere la loro decisione.

Insieme all’Amore per la Filosofia e il cinema, da cui prendo spunto per raccontare le Piccole storie dei “Gelsomini”, vibra un Amore immenso per creature altrettanto magiche, che non lascerò mai, fino a quando l’Universo mi concederà di permanere in questa vita terrena.

Emanuela

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10 risposte

  1. Meravigliose parole, la tua storia da bambina ricorda la mia, quando volevo adottare un coniglietto da una zia anziana ( ma erano da mangiare ..) e provavo a salvare gattini randagi .
    Hai un amore immenso per le creature più deboli

  2. Seguo Manuela e i gelsomini da circa due anni, e ho sempre trovato che le storie raccontate avessero un che di magico, speciale. Perché vedere i malconci, che grazie alla sua totale dedizione riescono a superare difficoltà e momenti critici, fa sembrare il mondo un posto migliore di quel che sembra! ❤️

  3. Esistono storie bellissime che qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere, trasformare in libri, che a loro volta sono diventate storia e leggenda…
    Poi c’è Manuela, che scrive la storia ogni giorno, senza fogli, penne, solo con i suoi gesti.
    Grazie Manuela del meraviglioso racconto che ci regali ogni giorno…

  4. Cara Emanuela, sai qual e’ il mio pensiero riguardo te, appena ho conosciuto la “Tana Gelsomina” frutto del tuo impegno e soprattutto frutto d’amore. Ma ti ho conosciuta di persona grazie a Totoro, ho avuto questa gioia di conoscerti grazie alla creaturina arancio e marrone che vive con me da ormai tre anni…amore a prima vista.

  5. Emanuela sei unica e speciale proprio come i tuoi bambini ai quali ti dedichi con amore e cure…sei sempre una fonte preziosa di buoni consigli e la tua Tana Gelsomina e’ un posto dove si percepisce felicità e serenita’ grazie a te ed ai tuoi piccoli ❤️❤️❤️
    Ti abbraccio
    Milena

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